Piccole cose in silenzio. La fotografia di Masao Yamamoto

di Cristina Mesturini


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La fotografia di Masao Yamamoto è, innanzitutto, una fotografia. Un oggetto, una di quelle piccole stampe che si possono tenere in mano e che  passano di mano in mano, consumate dagli sguardi. Se la stampa è medium riproducibile, sono proprio le imperfezioni e i segni dell’usura a renderla un oggetto unico, ognuno con il proprio vissuto. Come nella filosofia del wabi sabi.

 

 

“Collezionavo insetti… Quanto alle fotografie, più che collezionarle ho raccolto cose belle che stavano intorno a me. La parola archivio non è adatta alla mia collezione, che rappresenta un tentativo di provare a interpretare e scoprire”.

 

 

 

Tutta l’opera di Yamamoto si basa sul frammento: le fotografie sono piccoli istanti di vita quotidiana, raccolti e conservati per creare una storia. L’allestimento della sue mostra diventa così significante: la ricomposizione di tutti queste piccole parti, che corrono sulle pareti come uno sciame cosmico senza un apparente filo logico, ma con un senso che verrà dato da chi guarda.

 

 

“La cosa più difficile è capire dove mettere la prima. Le mie installazioni non hanno un capo. Puoi incominciare da qualsiasi stampa. Il punto dove tu decidi di partire sarà dove la storia avrà inizio”.

Il valore della composizione, innanzitutto. Lo troviamo nelle singole immagini, nel perfetto equilibrio degli intervalli tra pieno e vuoto, tra terra e cielo. E nella strutturazione dell’insieme: nella relazione estetica e di significato che si instaura tra i fotogrammi, come una narrazione aperta in un dialogo continuo. Un dialogo al quale il visitatore è costretto a partecipare, avvicinandosi a queste piccolissime stampe senza vetro e senza cornice, che riportano alla dimensione più reale della fotografia.

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E tutto si realizza attraverso immagini di grande delicatezza e di una semplicità disarmante: sono piccolissime banalità che sfiorano il sublime, conducendoci, nel loro minimo, a spazi di immenso respiro. Una contraddizione che porta a un senso di spaesamento che attrae come una vertigine, mentre la linea scorre elegante e sottile, a definire e separare gli opposti, confine leggero e silenzioso, ma incisivo.

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“Nell’haiku del monaco e poeta Ryokan, composto da sole 17 sillabe, ho trovato la vastità dello spazio. L’uomo non è altro che parte della natura. Nel flusso del tempo, che sembra continuare dal passato al futuro, si può afferrare precisamente solo un istante del presente e la vita potrebbe essere la stratificazione degli istanti”.

 

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Images © Yamamoto Masao
http://www.yamamotomasao.jp/ 

 

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